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	<title>Antonelli srl</title>
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	<description>Customs Brokers</description>
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	<title>Antonelli srl</title>
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		<title>C88 come prova alternativa di uscita delle merci da UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 08:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La velocità di cambiamento a cui gli scenari geopolitici ci hanno abituato ultimamente non permette quasi mai alla burocrazia di tenere il passo. Ci troviamo di fronte a leggi appena emesse e già vecchie, i protocolli economico fiscali mutano con una rapidità assoluta e, mentre gli operatori economici devono prendere decisioni lampo, la pubblica amministrazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La velocità di cambiamento a cui gli scenari geopolitici ci hanno abituato ultimamente non permette quasi mai alla burocrazia di tenere il passo. Ci troviamo di fronte a leggi appena emesse e già vecchie, i protocolli economico fiscali mutano con una rapidità assoluta e, mentre gli operatori economici devono prendere decisioni lampo, la pubblica amministrazione ha certamente più tempo per i controlli e quindi per aggiornarsi.</p>
<p>Un esempio di quanto sopra sono le cosi dette “<em>prove alternative</em>”, necessarie per la chiusura amministrativa di una dichiarazione di esportazione non conclusa.</p>
<p>Il 31 gennaio 2020, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, abbiamo assistito ad una forte presa di posizione della Britannia che, allora, non era evidentemente ancora pronta a far fronte agli aspetti doganali anche più semplici quali il controllo delle importazioni nel proprio paese. Calais, sul fronte francese, e Dover sul fronte inglese hanno centuplicato i dichiaranti doganali nel giro di pochi mesi con ovvia perdita di professionalità e guadagno di una profonda confusione documentale e operativa.</p>
<p>A tal riguardo ho notato che, a distanza di più di 4 anni, c’è ancora una immensa confusione su quale sia l’iter documentale di importazione nel Regno Unito e quale sia il documento ufficiale Import.</p>
<p>Molte dogane, a fronte di colleghi che presentano il documento C88-A, chiudono una nostra dichiarazione export inappurata credendo che esso sia la dichiarazione di importazione in UK.</p>
<p>Cercherò di fare un po&#8217; di chiarezza a riguardo.</p>
<p>Il portale dell’Amministrazione doganale UK si chiama <strong>HMRC (His Majesty&#8217;s Revenue and Customs</strong>. Tipico egocentrismo inglese NdR.) e il suo sistema telematico <strong>CHIEF (Customs Handling of Import and Export Freighted</strong>) è del tutto similare al nostro Telematico Dogane.</p>
<p>Così, come in Europa l’importatore o il suo professionista redigono la dichiarazione di importazione per poi inviarla al portale dell’Agenzia delle Dogane, in UK si stila il C88 (o SAD) e lo si invia al portale CHIEF.<br />
Ma quindi il C88 è una prova dell’avvenuta importazione delle merci in UK? La risposta è: dipende da quale parte del C88 stiamo parlando.</p>
<p><strong>Il C88 è composto da 8 parti:</strong></p>
<p><strong>C88 (2-3)</strong>: È una parte essenziale del processo di sdoganamento e deve essere compilato accuratamente e inviato all&#8217;HMRC <strong>prima che le merci arrivino nel Regno Unito.</strong> <em>È la nostra “prebolla” ed è questa che vedo spesso essere presa come prova alternativa valida da alcune dogane.</em> Se è vero che questa sezione del C88 è stata inviata alla Dogana Inglese è anche vero che questo non significa che le merci siano arrivate in territorio Britannico. Questa non può essere una prova di uscita per noi europei poiché, dal Governo inglese, è considerata un alert di merce in arrivo e, se la merce non verrà importata, sarà automaticamente annullato scaduto il 30esimo giorno senza presentazione delle merci.</p>
<p><strong>C88(4)</strong> &#8211; La Dichiarazione Semplificata: questo modulo viene utilizzato per determinati tipi di beni o transazioni che soddisfano criteri specifici.</p>
<p><strong>C88(5)</strong> &#8211; Il documento di accompagnamento: questo modulo viene utilizzato per fornire informazioni aggiuntive sulla merce, come fatture o polizze di carico.</p>
<p><strong>C88(6)</strong> &#8211; La Garanzia: questo modulo fornisce una garanzia per il pagamento di dazi e tasse di importazione.</p>
<p><strong>C88(7)</strong> &#8211; La prova dello status comunitario: questo modulo viene utilizzato per fornire la prova dell&#8217;origine delle merci.</p>
<p><strong>C88(8)</strong> &#8211; Il codice di procedura doganale: questo modulo fornisce i dettagli della procedura doganale utilizzata per le merci, come, ad esempio, l&#8217;importazione temporanea o il deposito doganale.</p>
<p>No, non mi sono dimenticato il C88(1) che trovate in questo link:</p>
<p><a href="https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/374258/c88-status.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="text-decoration: underline;">(https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/374258/c88-status.pdf)</span></a></p>
<p>Vi ricorda qualcosa? È esattamente identico alla nostra dichiarazione di importazione ed è il documento che l’Amministrazione doganale inglese rilascia telematicamente dopo che sono stati inviati al portale HMRC le parti 2-8 del C88, che la merce è arrivata in Uk e che essa abbia assolto tutte le formalità doganali comprese eventuali visite.<br />
Il C88(1) è, a mio avviso, l’unica prova alternativa accettabile poiché è l’unica che contiene un risultato di controllo da parte della Dogana inglese la quale certifica, in questo senso, la pratica con un numero di riferimento (il nostro MRN).</p>
<p>Se vogliamo vedere questo argomento da un altro punto di vista, si potrebbe pensare che è loro diritto, un funzionario doganale può non credere alla veridicità del documento di importazione estero che gli abbiamo sottoposto; Il funzionario potrebbe volere un confronto con un suo collega inglese e quindi dovrebbe dare un numero di riferimento a costui per ricercare la dichiarazione import. L’unica parte del C88 che contiene un numero di riferimento ufficiale (MRN) è la 1, in nessuna altra copia è presente un legame che potrebbe far comunicare le due amministrazioni.</p>
<p>Concludo sottolineando la grande difficoltà con cui si è costretti a lavorare oggi. Una accozzaglia di paesi, diversi in ogni loro aspetto e senza una visione unica del futuro, è garanzia di fallimento e non uniforme controllo anche a livello doganale. Questo porta a scompensi e a diversità di trattamenti tra Aziende competitors di paesi europei diversi, dimostrazione ne è il C88 che crea da 4 anni cortocircuiti ai controlli in moltissime dogane e, possibilmente, svariate evasioni di IVA nazionale.</p>
<p><em><strong>Lorenzo Dott. Antonelli</strong></em></p>
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		<title>Cos&#8217;è una partnership?</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/cosa-e-una-partnership/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 11:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se mi si chiedesse qual è la frase più usata nel mondo del lavoro in questo momento, il leitmotiv, la parola di moda che tutti usano e che nessuno ha idea di che significato intrinseco abbia, sceglierei senza dubbio, “azienda partner”. Ci sono fior di commerciali che si riempiono la bocca presentandosi come “azienda partner” [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Se mi si chiedesse qual è la frase più usata nel mondo del lavoro in questo momento, il <i>leitmotiv</i>, la parola di moda che tutti usano e che nessuno ha idea di che significato intrinseco abbia, sceglierei senza dubbio, “azienda partner”.</p>
<p class="p1">Ci sono fior di commerciali che si riempiono la bocca presentandosi come “azienda partner” o peggio ancora parlando di “legame di partnership”, nonostante creda fortemente che un commerciale sia una persona che deve andare ad esporre un servizio e non cercare di portare un guadagno a casa senza avere altro che un pugno di mosche che vuole vendere, invece, come la soluzione di ogni male.</p>
<p class="p1">La frase <i>“riesco a vendere i ghiaccioli al polo nord”</i> descrive quanto sia diventato pieno di idiozia il mondo del lavoro. Il cliente non è un soggetto giuridico da cui attingere come se si fosse una zecca, un parassita. Le aziende di servizio dovrebbero essere come dei simbionti, degli esseri che vivono dando e ricevendo reciproco vantaggio da altre aziende.</p>
<p class="p1">Il parassita uccide il proprio ospite, la simbiosi è ben altra cosa.</p>
<p class="p1"><b>La parola “partner commerciale” la possiamo quindi tradurre come simbionte commerciale.<span class="Apple-converted-space"> </span></b></p>
<p class="p1">Una azienda in crescita arriva ad un certo punto in cui necessita di affrontare una miriade di problematiche riguardanti la fiscalità, il rapporto con l’estero, la logistica interna, quella dei trasporti, l’etichettatura del prodotto e di qui una lista infinita di altre questioni che distolgono l’azienda in esame dal suo target: produrre.</p>
<p class="p1">La partnership è la gestione integrata di un processo da parte di due diversi soggetti, che agiscono come se appartenessero a un’unica entità. Una partnership si realizza, ad esempio, quando un attore dello scambio assorbe nel suo processo di lavoro un costo o un’attività dell’altro, oppure mette a disposizione conoscenze e modalità di lavoro poco accessibili all’altro, per aiutarlo a fare meglio il suo lavoro. Fa questo perché così ottiene un ritorno nel proprio processo di creazione del valore. Più valore per l’altro diventa più valore anche per sé.</p>
<p class="p1">La partnership è quanto di più lontano esiste da un semplice “rapporto di fiducia” o “collaborazione”.</p>
<p class="p1">La parola partner è stata ovviamente presa in campo lavorativo da un ambito più romantico che è quello del rapporto umano col proprio compagno/a nella vita.</p>
<p class="p1">Se proferissimo semplicemente la parola “partner” il 100% di noi penserebbe subito alla sua accezione primitiva, quella di “compagno”, “amante”, “convivente’’, una persona che ci aiuta e ci accompagna nel percorso quotidiano di vita.</p>
<p class="p1">Nessuno di voi ci trova una perfetta connotazione anche in campo lavorativo? E’ esattamente questa una partnership lavorativa, un modo che due aziende hanno di trovare strade comuni, progettare insieme, avere dei diritti e dei doveri; significa concentrarsi sui bisogni dell’uno e dell’altro, avere un progetto insieme a cui dedicarsi, una simbiosi.</p>
<p class="p1">Sfortunatamente si tende sempre a performare e paradossalmente ciò porta ad una degradazione di qualsiasi rapporto. Quindi in ambito umano si litiga per delle sciocchezze, in quello lavorativo si tende a trasformare il rapporto tra partner in una negoziazione continua, svilente e degradante.</p>
<p class="p1">Perché se un partner umano perde spunto nei confronti del suo pari, lo fa a causa della mancanza di attenzioni, della noia, della poca considerazione. Così come un partner giuridico viene portato a fare male il proprio lavoro o a guardare il compenso se uno dei due manca del rispetto dovuto o delle attenzioni verso l’altro.</p>
<p class="p1"> Nel mondo degli affari è davvero difficile mettere insieme regole, confini, diritti e doveri con aspetti di iniziativa e generosità. Il timore che azioni di apertura vengano scambiate per ingenuità e malamente utilizzate, sposta l’attenzione degli attori sulle regole, sui diritti e sui doveri e sugli aspetti “contrattualistici” della partnership. Una parte di libera iniziativa, di apertura e credito all’altro, fuori dalle regole, deve invece essere sempre presente nelle partnership. Perché diversamente, se tutto è regolato solo sulla base dello scambio, si rischia di passare il tempo a fare il «computo della reciprocità», che nel dettaglio significa: ogni azione che faccio con te deve corrispondere a un ritorno per me e viceversa. Dimenticando lo scopo iniziale della partnership creata.</p>
<p class="p1">Il problema è che l’apparenza è un cancro dei nostri giorni e questo porta le persone a descriversi per ciò che non sono e, di conseguenza, a descrivere un servizio che vogliono vendere per ciò che non è.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">La voglia di sopravvivere, e quindi di portare a casa un guadagno, vince spesso sulla morale e sul credere fortemente in ciò che si vende, trasformando la parola partnership in un mostro osceno che si traduce con <i>“ho venduto i ghiaccioli al polo nord”</i>.</p>
<p class="p1">Solo con una profonda conoscenza del proprio lavoro, una professionalità adamantina, una continua ricerca di migliorare il business al cliente, cercare semplificazioni e coinvolgendo il nostro partner si può sperare di avere dall’altra parte una risposta positiva che nel mondo degli affari significa un maggior valore economico.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Si faccia in modo che un agente di servizi parta da se stesso e non aspetti prima il risultato economico per poi impegnarsi e professionalizzarsi, poiché questo è sterile. Se il valore apportato alla azienda partner è buono, se si è diventati una chiave importante per il nostro interlocutore, il compenso non è più un problema, l’azienda non cercherà qualcuno che faccia il lavoro a meno poiché il rischio di perdere tempo sarebbe troppo grande rispetto ad un eventuale risparmio.</p>
<p class="p1">Troppo spesso questa è la vita: non dare per paura di non ricevere dall’altra parte, non impegnarsi per paura che quell’impegno non sarà riconosciuto. Meno impegnativo e pericoloso portare poco a casa con ogni metodo disponibile piuttosto che investire tutti se stessi.</p>
<p class="p1">È così che si muore, dentro e fuori, negli affari e negli amori.</p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
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		<title>L&#8217;ignobile costruttivo</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/lignobile-costruttivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 11:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capita sempre più spesso che chi produce o si evolve o che comunque abbia voglia di fare, sia visto come una spina nel fianco ed etichettato come un vile. Ciò è facilmente comprensibile se si considera che l’essere umano preferisce, oggigiorno, rimanere in una comfort zone piuttosto che mettersi in gioco. È una questione di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Capita sempre più spesso che chi produce o si evolve o che comunque abbia voglia di fare, sia visto come una spina nel fianco ed etichettato come un vile.</p>
<p class="p1">Ciò è facilmente comprensibile se si considera che l’essere umano preferisce, oggigiorno, rimanere in una comfort zone piuttosto che mettersi in gioco. È una questione di equilibri: meno concorrenza e meno pressioni, si può fare ciò che si è sempre fatto, sempre standardizzati e<span class="Apple-converted-space">  </span>morenti di tedio.</p>
<p class="p1">Nessuno invidia un mediocre e anzi, la maggior parte delle persone non prova tristezza, purtroppo, per chi si lascia scivolare la propria vita tra le mani. Il mediocre viene lodato, “è un bravo cristiano”, “una persona equilibrata” e non perché lo si pensi davvero ma perché non crea increspature all’interno della vita di altri mediocri.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Questo comune pensiero blocca l’evoluzione e la crescita personale in nome di una vita vissuta in riserva, senza alti e bassi, una camminata leggera verso… la fine. La vita assume quindi la connotazione di passaggio e si vive alla giornata.</p>
<p class="p1">E poi ci sono quelli, pochi, che hanno la “malattia” di creare, quelli che più hanno problemi e più se ne creano perché sentono il bisogno di stare sempre col motore fuori giri.</p>
<p class="p1">Paradossalmente, e seguendo il discorso di cui sopra, sono questi ultimi a essere i vili, gli abietti, gli ignobili, gli spregevoli perché in qualche modo forzano altri a uscire dal proprio torpore e dalla loro stantia vita bradipatica.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Per questo, al di la di tutto, chi ha una visione deve essere punito o nella migliore delle ipotesi etichettato come sopra.</p>
<p class="p1">Ciò fa sorridere poiché i termini che ho utilizzato finora ovvero vile, abietto, ignobile, spregevole sono esattamente i sinonimi di “mediocre” e i contrari di coraggioso, audace, prezioso.</p>
<p class="p1">La vita è una provocazione, una sfida continua al miglioramento e proprio il soffio di tempo che ci è concesso ci dovrebbe dare naturalmente la voglia, il coraggio, la grinta di accettare tutto ciò che di difficile e costruttivo ci si presenta davanti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Si potrebbe obiettare dicendo che se la società vuole la pace mentale e l’ozio, i pochi che hanno ancora desiderio di crescita dovrebbero adattarsi ma sarebbe come dire che se milioni di mosche si posano sul letame quest’ultimo è senz’altro una prelibatezza.</p>
<p class="p1">C’è un altro aspetto che differenzia il mediocre dall’audace.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Per spiegarlo mi immagino la vita come una serie di pedane, fissate a diverse altezze, nelle quali si possono sedere delle persone in ordine di obiettivi raggiunti.</p>
<p class="p1">Il mediocre che vede un altro essere umano seduto sulla piattaforma più in alto cerca di aggrapparsi al piede del suo simile per farlo cadere e portarlo alla propria altezza.</p>
<p class="p1">L’audace, invece, ammira chi gli sta sopra, osserva la sua luce e tende a raggiungerlo provando ad aggrapparsi al bordo della pedana più alta per tirarsi su, con fatica.</p>
<p class="p1">Sono entrambe forme di invidia certo&#8230; ma siamo esseri umani e l’importante è costruire: distruggere è un crimine ma rimanere immobili è insulso.</p>
<p class="p1">Le persone che cercano di far diventare questa società peggiore non si concedono un giorno libero, non lo dovrebbe fare neanche chi, tra noi, ha fame di evoluzione.</p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
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		<title>Il Re della Savana</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/il-re-della-savana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2022 11:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono concesso, anche questa mattina, la lettura di qualche testata giornalistica durante la colazione. È una consuetudine che mi impongo non tanto per conoscere cosa accade intorno a me, è ovvio che non sono i giornali a essere in grado di darmi questa informazione o almeno di darmela in maniera corretta, bensì per crearmi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Mi sono concesso, anche questa mattina, la lettura di qualche testata giornalistica durante la colazione. È una consuetudine che mi impongo non tanto per conoscere cosa accade intorno a me, è ovvio che non sono i giornali a essere in grado di darmi questa informazione o almeno di darmela in maniera corretta, bensì per crearmi la giusta dose di adrenalina per affrontare la giornata.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">In effetti leggere le notizie sull’essere umano e i suoi comportamenti mi crea un effetto stimolante molto più efficace di quello del solito caffè, tanto da essere spesso tentato di evitare il caffè e pagare il buon barista per l’affitto del giornale.</p>
<p class="p1">Mi faccio da giorni una domanda, dopo essere uscito dalla lettura di cotante seducenti ed equilibrate novelle: per le persone che lavorano, per chi ha una famiglia comune, per quelli che pagano tutte le tasse, per quelli che producono invece di poltrire, per chi costruisce invece di chiacchierare, per chi è…. no, non voglio usare la parola “<b><i>normale</i></b>” ma semplicemente per chi si comporta come si è comportato l’essere umano per centinaia di anni e quindi è un semplice <b><i>aurorale</i></b> essere umano, non ci sono mai aiuti? Non ci sono mai pacche sulla spalla? Neanche una buona notizia piccola piccola?</p>
<p class="p1">E allora, invece di lasciare che la mia dose di adrenalina quotidiana prenda il sopravvento facendomi passare per chi ha acredine nei confronti delle minoranze (Ndr. che poi sono oggi le maggioranze) prendo un bel respiro e invento due favolette per bambini e il giochino che vi propongo è quello di scegliere cosa avviene in natura secondo voi.</p>
<p class="p3"><strong>Il leone Febo, il Re della Savana</strong></p>
<p class="p1">C’era una volta il Leone Febo, un esemplare di felino bellissimo e forte, uno di quelli con la criniera folta e gonfia, un capobranco stupendo. Febo era stato educato a essere un capobranco attento e scrupoloso, uno di quei leoni che si faceva carico della sicurezza di tutto il branco e che aveva sfidato e combattuto i suoi rivali “al trono” con solo in testa la voglia di dimostrare che, essendo più forte e abile, poteva fare il bene di tutto il branco. D’altra parte, i leoni sconfitti si erano fatti da parte con dignità riconoscendo le doti e la forza di Febo.</p>
<p class="p1">La vita nella Savana procedeva e Febo era un re giusto e abilissimo. Il branco lavorava in maniera continua e dignitosa e chi non faceva il bene del gruppo rubando il cibo o sprecandolo veniva ripreso da Febo con qualche ruggito accompagnato da una poderosa zampata. C’era chi, dopo essere stato ripreso, comprendeva che il bene del branco significa la vita del singolo e chi invece, non curante delle leggi della Savana, si allontanava, prendendosi le sue responsabilità, affrontando una vita di solitudine in cui le difficoltà sarebbero state immense, in nome però di una libertà individuale.</p>
<p class="p1">Febo governò fino a quando un nuovo leone ancora più illuminato non decise di sfidarlo.</p>
<p class="p3"><strong>Il leone Beppe, il re della Savana</strong></p>
<p class="p1">C’era una volta il leone Beppe, un leone gracile, spelacchiato e anche con qualche dentino in meno, uno di quei poveri leoni che si vedono ai margini dei branchi sempre a testa bassa che sembra quasi che preghino per non essere mandati via dal gruppo.</p>
<p class="p1">Il leone Beppe aveva però una particolarità, era cosi insignificante e di poco peso per il branco che riusciva a rubare sempre il cibo ai leoni che tornavano esausti dalla caccia. Beppe faceva sempre finta di stare male e quando i leoni si addormentavano stanchi dalle battute di caccia, lui si avvicinava quatto quatto e rubava loro il cibo.</p>
<p class="p1">Un giorno Beppe pensò: “perché i leoni che vanno a caccia devono avere più di me? Io sono gracile e non ho voglia di cacciare e non è giusto, perché io sono debole e devo essere rispettato più degli altri a cui è stato dato tutto! Voglio diventare io il capobranco per dettare nuove e più giuste regole.’&#8217;</p>
<p class="p1">Così Beppe, giorno dopo giorno, rubava il cibo al capobranco, il quale sempre più fiacco, seppur consapevole dei suoi doveri, continuava ad andare a caccia fino a che morì a causa di una ferita inferta da una preda.</p>
<p class="p1">Beppe riuscì a diventare re grazie al suo modo di fare. Ordinò che i leoni più forti avrebbero dovuto reperire il cibo per tutti gli altri ai quali invece era stata data la possibilità di riposare sotto un baobab in attesa di cibarsi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Beppe volle anche avere dei consiglieri ma impose che questi avrebbero dovuto essere come lui in modo da poter avallare le sue giuste e nuove leggi. Piano piano la società dei leoni cambiò e molti di quelli che prima fieramente andavano a caccia iniziarono a voler avere un ruolo di prestigio all’interno del branco, un ruolo che prima si conquistavano di diritto combattendo e dando tutto se stessi ma che ora potevano avere agendo come Beppe.</p>
<p class="p1">I leoni forti e quelli fieri di cacciare erano sempre di meno e sotto l’ombra del Baobab c’erano sempre più bocche da sfamare.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">È una giornata calda oggi nella Savana, una gazzella pascola tranquilla quando a un tratto… un sussulto al cuore, l’animale alza la testa spaventato, si gira verso un baobab e… “che spavento! Meno male, è solo una iena che pasteggia all’ombra, sui cadaveri di tutti quei leoni morti”.</p>
<p class="p1">…….</p>
<p class="p1">L’essere umano, non dimentichiamolo, appartiene al regno animale e per quanta ipocrisia ci possiamo inserire, dentro di noi lo sappiamo che la natura funziona in un solo modo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">La vita è difficile per tutti e spesso molto cruda, ma chi si dà da fare dovrebbe obbligatoriamente essere tutelato più degli altri, in alternativa ci aspetta l’ombra di un albero.</p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://antonelli-srl.com/il-re-della-savana/">Il Re della Savana</a> proviene da <a href="https://antonelli-srl.com">Antonelli srl</a>.</p>
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		<title>Russia</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 10:24:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo troppo abituati, noi occidentali, a fake news, a trasformare la cruda realtà così poco fashion, così poco “wow”, in opere teatrali di basso spessore ma inscenate in palchi sfavillanti pieni di luci e colori. Osservare un avvenimento in maniera distaccata, senza tifoseria, è di una difficoltà abnorme perché il benessere eccessivo ci ha portato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Siamo troppo abituati, noi occidentali, a fake news, a trasformare la cruda realtà così poco fashion, così poco “wow”, in opere teatrali di basso spessore ma inscenate in palchi sfavillanti pieni di luci e colori.</p>
<p class="p1">Osservare un avvenimento in maniera distaccata, senza tifoseria, è di una difficoltà abnorme perché il benessere eccessivo ci ha portato a crearceli i problemi tralasciando quelli veri che vanno oltre il rifarsi le labbra, farsi un trapianto di capelli o parlare di come è necessario accettare tutto e tutti per non essere additati come dei discriminatori.</p>
<p class="p1">Ma davvero c’è qualcuno al mondo che pensa seriamente che Vladimir Putin non abbia messo in conto un crollo dell’economia russa? C’è davvero qualcuno che non si domanda per quale ragione la colonna di 60 chilometri di carri armati che bivacca alle porte di Kiev non abbia ancora attaccato? A nessuno si accende una lampadina su come mai una nazione che è talmente militarizzata da intimorire il mondo non abbia conquistato l’Ucraina in 10 ore?</p>
<p class="p1">La mia personalissima opinione si basa su un semplicissimo paradigma logico.</p>
<p class="p1">Se la Russia avesse conquistato l’Ucraina in poche ore l’occidente non si sarebbe reso conto di cosa significa aver paura per la propria vita e per quella dei propri cari. Perché l’idea di guerra, quella fatta con le baionette, il sangue, lo scontro uomo contro uomo, quella cruenta e umanamente orribile è ormai lontana dal nostro essere, semplicemente non ce la ricordiamo perché vivendo in un’epoca dove è tutto fulmineo e rapidissimo, la sofferenza, quella vera data dal patire per un lungo periodo è dimenticata.</p>
<p class="p1">Bene, Putin ce la sta ricordando e a mio avviso questa guerra è l’esperimento psicologico su scala globale più profondo della storia dell’essere umano.</p>
<p class="p1">Pensateci, in 10 giorni la Russia si è messa contro il mondo intero e, per quanto militarmente possente, non avrebbe avuto nessuna chance se non quella nucleare e autodistruttiva; che senso avrebbe iniziare una guerra contro il pianeta consci che la propria e unica possibilità è insita nella distruzione globale?<span class="Apple-converted-space">  </span>Su questo si basa la fine strategia dello Zar: la paura dell’attesa, la paura che solo l’incontrollabile può dare, quella paura che è riaffiorata nelle nostre coscienze proprio perché l’Ucraina non è caduta all’istante.</p>
<p class="p1">Vedere le morti, i disastri, le deflagrazioni, le centrali nucleari a fuoco, compongono un puzzle perfetto per annichilire le persone e portare il terrore al mondo intero.</p>
<p class="p1">Putin ha sempre governato così se ci si pensa, i suoi sottoposti sono atterriti e spaventati da 20 anni dalla sua figura e la stessa strategia che ha utilizzato per decenni per gestire il suo entourage ora viene utilizzata dallo Zar sul mondo intero. Putin ha dimostrato che una sola persona può tenere sotto scacco un’intera nazione con una strategia psicologica adeguata e ora una sola nazione dimostra parallelamente che può tenere sul filo del rasoio l’intero pianeta.</p>
<p class="p1">Qualsiasi sociologo avrebbe potuto prevedere la risposta dei media occidentali che, scrivendo di carri russi senza benzina, di persone che sino al giorno prima erano comici e che si sono trasformate in eroi, di selfie makers che conquistano carri armati, della fantomatica trasformazione di un uomo di ghiaccio in uno passionale e pazzo, portano confusione nella visione della popolazione mondiale utilizzando come backdoor la misera quotidianità e lo show clownesco giornalistico a cui siamo abituati per raggiungere le nostre paure più profonde.</p>
<p class="p1">Una guerra “lampo” sarebbe stata “fasulla”; si sarebbero fatte trasmissioni senza senso per 3, 4 mesi e poi ce ne saremmo dimenticati come di Schettino o delle scritte “andrà tutto bene” ma così, così ci sentiamo come dei ratti presi alla sprovvista da una fragorosa luce e siamo spaventati ogni giorno di più.</p>
<p class="p1">Lo Zar sta utilizzando la nostra decadenza a suo favore e contro di noi zittendo i propri media e facendo parlare quelli più propensi alla chiacchiera folkloristica dell’occidente. E più questa situazione andrà avanti più saremo confusi e più la paura ci immobilizzerà rendendoci impossibilitati alla reazione dando alla Russia tante, tante opzioni.</p>
<p class="p1">La guerra è orrenda, le colpe sono di tutto il mondo, ma è indubbio che, su base logica, ci troviamo davanti a un profondo conoscitore della storia e della società mondiale, uno stratega che il mondo non conosceva dai tempi di Carlo Magno.</p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
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		<title>Qual è il vero nemico?</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/qual-e-il-vero-nemico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 08:54:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ero bambino c’erano poche testate giornalistiche, pochissimi canali televisivi e questa penuria di fonti faceva si che queste ultime sentissero il peso della propria immagine dando notizie quanto più argomentate possibili. Oggi, invece, tra centinaia di trasmissioni radio-televisive, internet e media vari si può dire tutto e il contrario di tutto per un secondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Quando ero bambino c’erano poche testate giornalistiche, pochissimi canali televisivi e questa penuria di fonti faceva si che queste ultime sentissero il peso della propria immagine dando notizie quanto più argomentate possibili.</p>
<p class="p1">Oggi, invece, tra centinaia di trasmissioni radio-televisive, internet e media vari si può dire tutto e il contrario di tutto per un secondo di pubblicità destinata ad attirare l’attenzione di una popolazione di esperti tuttologi.</p>
<p class="p1">E come per il Covid19 ora sento solo grandi esperti di guerra, strateghi di eccellenza che sanno prima dello stesso Vladimir Putin cosa avverrà e come si dovrà reagire.</p>
<p class="p1">Da tempo ho smesso di credere a quotidiani e internet media cercando di trovare risposta nella storia, in ciò che l’uomo ha già vissuto e che, come una linea sinusoidale che compone poi un cerchio, si ripete con costanza luciferina.</p>
<p class="p1">Con questa visione cerco di leggere gli accadimenti: Putin ha 70 anni, al termine del suo quarto mandato e, evidentemente, non ha più la sua famosa salute di acciaio. Non mi chiedo cosa abbia spinto un fine stratega, un uomo che ha riorganizzato brillantemente la Russia con la stessa velocità con cui i nostri politici hanno affossato l’Italia, un uomo a cui si può dire tutto ma non di non essere capace e carismatico, a scegliere le mosse che tutti conosciamo, mi interessa di più comprendere se sia disposto a fare marcia indietro.</p>
<p class="p1">La risposta è adamantinamente ovvia, non c’è nulla che possa far tornare Putin sulle sue decisioni poiché significherebbe gettare in terra tutto ciò che ha costruito per la Russia nei 20 anni in cui l’ha governata, significherebbe perdere il suo carisma e la sua immagine inossidabile incapace di barcollare.</p>
<p class="p1">Purtroppo l’Occidente, ormai abituato ai suoi politici corrotti, viziati, colmi di un senso di impunità oltre la decenza, dove tutto è possibile in cambio di un voto, pronti, in cambio di visibilità, a sputare sulla propria bandiera e sul proprio elettorato, uomini e donne miseri che si circondano di altrettanti incapaci in un’orgia di ignoranza e cafonaggine in nome del proprio ego, non è messo nelle ottimali condizioni di comprendere quanto sia potente il nazionalismo e l’amore, anche malato, per la propria patria.</p>
<p class="p1">E allora in un potpourri di notizie fresche di giornata che hanno lasciato l’ormai ammuffito caso “No Vax” si leggono le affermazioni più disparate.</p>
<p class="p1">Ma, in fin dei conti, quello che interessa a tutti è: c’è un modo per fermare questa miccia che è stata accesa?</p>
<p class="p1">Non a mio avviso. Putin è un orso messo all’angolo che sente la necessità di entrare indelebilmente nella storia della propria nazione e uomini così, NOI (Europa e USA), non li incontriamo da tanto, tanto tempo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Nella nostra testa vediamo lo Zar come un pazzo esaltato che ha perso la ragione perché è comodo, come lo è stato per la pandemia, demonizzare piuttosto che uscire dalle proprie paure e cercare di comprendere.</p>
<p class="p1">L’Occidente ha vissuto un lungo periodo di illusione di ricchezza con la globalizzazione, un sogno che ci faceva preoccupare di fatturare, guadagnare sulle briciole tralasciando le mancanze e i punti deboli a favore di scambi economici paradossali. Nello stesso periodo la Russia si è staccata dal cordone ombelicale con l’Occidente dato dalla mancanza di infrastrutture economiche interne e oggi esporta molto più di ciò che importa.</p>
<p class="p1">Basti pensare che l’industria chimica tedesca e olandese vive grazie ai gasdotti russi e che l’arma più forte dell’Occidente, estromettere la Russia dal circuito Swift e “distruggerla economicamente”, è stata utilizzata su tutte le transazioni a esclusione di quelle riguardanti energia elettrica, gas, metalli e petrolio. Un po&#8217; come se Putin lanciasse un ordigno nucleare ma anziché puntarlo su siti strategici lo facesse detonare in mezzo all’Atlantico. Ci siamo dimostrati, ancora una volta, privi di attributi e pieni di ipocrisia.</p>
<p class="p1">Non abbiamo a che fare con un povero pazzo ma con un uomo, più simile a una macchina, che prende decisioni, qualunque decisione, per arrivare a un preciso target e attualmente non conosciamo i suoi veri piani.</p>
<p class="p1">Se poi volessimo dimostrare quanto sia stupida l’”arma” Swift basterebbe osservare che le banche russe escluse dal sistema bancario precedentemente nominato sono le stesse che operano in Yuan le quali utilizzeranno il sistema CIPS cinese per le transazioni, se prima era una scelta, ora diverrà un obbligo. In parole povere l’Occidente sta spingendo la Russia ad allontanarsi dal dollaro e a rafforzare i propri, già importanti, rapporti con la Cina.</p>
<p class="p1">Alla Russia non servirebbe un ordigno nucleare per annichilirci, basterebbe chiudere i gasdotti per farci crollare molto più rapidamente di quanto non crollino loro. Per 20 anni l’Europa ha pagato alla Russia 600 milioni AL GIORNO di gas, abbiamo un’idea di che capitale economico possiede quella nazione?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">C’è un altro punto focale che ci fa capire che Putin non può fermarsi neanche a volerlo: la Corea del Nord e la Bielorussia sono già a favore della mossa dello Zar, la Cina guarda con attenzione, felice nel suo monopolio economico globale, il prossimo futuro; se l’Occidente non scenderà in guerra contro la Russia, Pechino si sentirà in dovere di prendersi Taiwan. Se l’Occidente decidesse di scatenare una guerra mondiale la Cina potrebbe decidere se rimanere neutrale e foraggiare economicamente l’amica Russia (come attualmente sta facendo) o decidere di ridisegnare le cartine geografiche.</p>
<p class="p1">Noi abbiamo sequestrato nelle acque atlantiche uno yacht a Putin. Stiamo parlando di un uomo che ha avuto il potere di far tornare la guerra in questo pianeta, un uomo che è stato in grado di far riemergere le paure più recondite di ogni abitante del pianeta in poco più di 3 giorni, un uomo che con ogni probabilità sarà immensamente più ricco di Elon Musk, meno pubblicizzato certo, ma più ricco… e noi gli abbiamo sequestrato uno yacht.</p>
<p class="p1">In Russia e in Cina si fanno piani decennali, in Europa e in USA si pensa al ciclo elettorale (a volte). Se avessimo accolto la Russia invece di dileggiarla ora la situazione sarebbe ben diversa.</p>
<p class="p1">Siamo deboli signori, tutta l’Europa lo è, tutta l’America lo è, e non mi riferisco all’aspetto militare ma a quello umano. Non potremo mai vincere a suon di selfie, mangiate in ristoranti lussuosi, fionde fatte con i nostri abiti all’ultima moda, proiettili alla materia grigia di no vax e canoni al reddito di cittadinanza. Il nostro avversario non è la Russia ma la decadenza, la stessa decadenza che ha fatto sparire l’Impero Romano e i più grandi regni della storia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
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		<title>La mediocrità</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/la-mediocrita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 07:47:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mediocrità e l’ignoranza si nascondono e oggi sono più che mai mimetiche. Occorrono persone di spiccata intelligenza per scoprirle, pesarle e smascherarle. Portare alla luce questi cancri dei giorni nostri è inutile perché in un turbinio di leggi poco chiare si insidiano coloro che amano vivere border line e che utilizzano le pieghe sociali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La mediocrità e l’ignoranza si nascondono e oggi sono più che mai mimetiche. Occorrono persone di spiccata intelligenza per scoprirle, pesarle e smascherarle. Portare alla luce questi cancri dei giorni nostri è inutile perché in un turbinio di leggi poco chiare si insidiano coloro che amano vivere border line e che utilizzano le pieghe sociali create da anni di falsa democrazia per crearsi dei diritti, passando sopra a tutto quello che la morale comune dovrebbe insegnare.</p>
<p class="p1">Eppure la mediocrità e l’ignoranza si autoalimentano, si espandono e si amplificano più facilmente di ogni altra struttura psico-emotiva perché non richiedono sacrifici, non fomentano nemici e soprattutto attirano a se altra ipocrisia. Nessuno odierà o invidierà mai un mediocre ma in molti vorrebbero essere diversi, di successo, più colti, più bravi in uno sport, più capaci in un mestiere senza però caricarsi dei sacrifici che comporta l’uscire da quella zona sfumata di vita che si chiama mediocrità.</p>
<p class="p1">Specialmente in questo periodo le persone hanno perso la voglia di dimostrare.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Siamo progrediti, come uomini, e ci siamo evoluti grazie alle sofferenze e alle sfide che la natura ci ha posto davanti ma oggi la stessa natura, quella che lascia indietro un animale ferito, quella che fa estinguere una razza incapace di adattarsi, quella che fa soccombere la mancanza di voglia di fare, è stata privata della sua insaziabile capacità di insegnare e di spronarci a spingerci oltre.</p>
<p class="p1">Oggi si può vivere senza lavorare, campando di piccoli espedienti, ammorbando e succhiando la linfa a coloro che del lavoro fanno un valore morale prima di tutto.</p>
<p class="p1">Tutto questo è voluto ed anzi incentivato dallo Stato, dai partiti, dalla società ormai fannullona.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Come si può descrivere, quale aggettivo possiamo usare per uno Stato che da la “paghetta” ai suoi cittadini e poi massacra le aziende con tasse insostenibili colpendo chi produce ed accarezzando quelle sanguisughe che non creano nessun vantaggio sociale. Come possiamo etichettare i partiti che calpestano le proprie idee, calpestano gli ideali sopra i quali si sono costituiti, pur di conquistare quel 2 % che serve loro per accaparrarsi lo scettro di portabandiera di una coalizione. Quale attributo utilizzare per quei cittadini che parlano di libertà senza pensare che sono loro i primi a creare una dittatura contro chi ha accettato delle regole sociali in maniera silenziosa ed educata.</p>
<p class="p1">Sono da sempre una persona difficile da abbattere ma ora sono stanco, quale imprenditore e quale cittadino, sono stanco. Stanco di vedere che più si ha e più ti vogliono togliere per principio, stanco di soffrire perché cerco di capire anziché seguire le masse, stanco di dover vedere il “padre Stato” che manda avanti il figlio incapace a spese del figlio valente, sono stanco degli scherni di coloro che si fanno mantenere e ti vedono come un pazzo perché ami il tuo lavoro, sono stanco, stanco che oggi le così dette minoranze sono formate da coloro che perseguono i motivi morali, che dalla notte dei tempi hanno accompagnato l’uomo e la “normalità” è invece dettata da uno scriteriato anticonformismo.</p>
<p class="p1">Dopo tutto questo, un imprenditore non molla e non perché non potrebbe farlo ma perché quella scintilla di genialità, di saper fare, di caparbietà che una volta era una stella dorata sul petto di cui andare fieri è oggi diventata una malattia che ti ha programmato ad andare avanti… lasciandoti tante ferite e un po&#8217; di agrodolce.</p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
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		<title>Sapete qual è il modo più semplice di affrontare un problema che ci toglie il sonno, ci angoscia e ci mette pressioni? Negarlo</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/sapete-qual-e-il-modo-piu-semplice-di-affrontare-un-problema-che-ci-toglie-il-sonno-ci-angoscia-e-ci-mette-pressioni-negarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 07:12:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo struzzo, il più grande tra i pennuti viventi si trova principalmente in Africa, venne poi introdotto in Australia dall’uomo e ultimamente è presente anche in Italia. Con l&#8217;approssimarsi di una minaccia, gli struzzi si accucciano per terra, si appiattiscono sul terreno collo e testa. Questa posizione poco comoda, molto buffa e che porge inevitabilmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Lo <b>struzzo, </b>il più grande tra i pennuti viventi si trova principalmente in Africa, venne poi introdotto in Australia dall’uomo e ultimamente è presente anche in Italia. Con l&#8217;approssimarsi di una minaccia, gli struzzi si accucciano per terra, si appiattiscono sul terreno collo e testa. Questa posizione poco comoda, molto buffa e che porge inevitabilmente il deretano dell’animale al predatore, invita a semplici quesiti Dolittliani come ad esempio: perché lo struzzo, che è un fenomenale corridore, non scappa e invece rimane fermo porgendo un semplice e succulento pasto al predatore?</p>
<p class="p1">La risposta potrebbe apparite di difficile intuizione ma la si può ricercare osservando l’animale in questione: un grosso, imbelle, volatile che non sa volare, tipica la sua espressione un po&#8217; tonta enfatizzata dal grande becco a papera, mangia qualunque cosa abbia davanti, sassi compresi, pauroso di natura e tra gli animali con minor intelligenza.</p>
<p class="p1">In sostanza lo struzzo vive di emotività. La paura lo manda nel panico e quindi non usa le sue doti ma preferisce far finta di non esistere (NdR. Chi durante una interrogazione di matematica al liceo non ha cercato di nascondersi dietro una penna almeno una volta?).</p>
<p class="p1">Ed è proprio grazie a questo goffo pennuto che sono riuscito a comprendere chi, in questo periodo di follia ed insensatezza dilagante, parla di medicina senza essere laureato in questa disciplina, chi parla di presunti danni derivanti da un vaccino ed accetta i sicuri danni che lascia a livello polmonare il Covid, chi parla di libertà distruggendo quella altrui, chi parla di sistema immunitario non considerando che 1 solo giorno in terapia intensiva costa a tutti noi dai 5 ai 10.000 euro per malato (un malato di covid in ospedale costa 70.000 euro in media per degenza), chi se ne frega dei malati di tumore, o di chi aspetta un intervento vitale, di chi deve essere curato a causa della mancanza di posti in ospedale ormai tutti occupati da malati di covid ed infine chi, nascondendosi dietro una finta democrazia, pubblicizza una anarchia assoluta fatta di pressappochismo, mancanza di cultura e social a condimento finale.</p>
<p class="p1">Ho capito che dopo un anno di lockdown duro e uno ulteriore di limitazioni le persone fragili sono state frantumate emotivamente, ecco il motivo per il quale tutti questi struzzi hanno invaso la nostra società.</p>
<p class="p1">Sapete qual è il modo più semplice di affrontare un problema che ci toglie il sonno, ci angoscia e ci mette pressioni? NEGARLO.<br />
Se una persona rifiuta dentro di se un problema, psicologicamente non lo deve affrontare e questo la aiuta a vivere serena nel suo piccolo mondo fatto di delicatissime certezze.</p>
<p class="p1">La benda che si può utilizzare per coprirsi gli occhi è fatta del materiale becero e di scarto che ognuno di noi trova in quel momento; nascono così complottisti, missionari della libertà, avvocati trasformisti, medici inventati, teorici della fandonia, militanti dell’ovvietà, attivisti dell’acronimo…uniti tutti da quella benda che porta, col tempo ed inevitabilmente, alla psicosi più vecchia del mondo: non sapere chi veramente si è. Perché solo affrontando la vita si ha modo di viverla.</p>
<p class="p1">Già, perché è questo il problema dello struzzo, lui vorrebbe assomigliare ad una pietra o ad un grosso cespuglio quando infila la testa sotto la sabbia, perde cioè la sua identità di fenomenale corridore e di potente calciatore perché la paura non lo fa ragionare, è talmente bloccato dal timore di essere mangiato che non combatte, si pietrifica e porge la parte più vulnerabile di se al leone.</p>
<p class="p1">Come un animale così sciocco possa ancora sopravvivere in natura non è un mistero; lo struzzo vive in branchi e ha una forte capacità riproduttiva. Insomma, lo struzzo è una sorta di pasto caldo preconfezionato per leoni, iene, ghepardi, è il “lovin’it” della savana.</p>
<p class="p1">Ma noi siamo esseri umani, alcuni più struzzi di altri, e purtroppo la società, ormai mediocre e incolta nella sua maggioranza, per auto sostenersi predilige i più struzzi a discapito di chi nella vita i problemi li affronta con cultura ed analisi.</p>
<p class="p1"><strong>Lo Struzzo</strong>, perché un sostantivo cosi pregno di assonanze deve per obbligo essere scritto con la maiuscola.</p>
<p class="p1"><em><strong><br />
Lorenzo dott. Antonelli<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></em></p>
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		<item>
		<title>Il Centro Agroalimentare Piceno parte integrante di una tecnorete per la crescita del settore ittico</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/il-centro-agroalimentare-piceno-parte-integrante-di-una-tecnorete-per-la-crescita-del-settore-ittico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jul 2021 13:09:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo paradigma di sviluppo per il settore ittico sambenedettese può essere caratterizzato dal coinvolgimento di tutti gli attori economici collegati a questo importantissimo comparto. È quanto è emerso dai lavori dell’incontro organizzato dal Caap – Centro Agroalimentare Piceno sul tema: “La filiera del settore ittico sambenedettese: i nuovi scenari di sviluppo nazionali e internazionali”. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Un <b>nuovo paradigma di sviluppo per il settore ittico sambenedettese</b> può essere caratterizzato dal coinvolgimento di tutti gli attori economici collegati a questo importantissimo comparto. È quanto è emerso dai lavori dell’incontro organizzato dal Caap – Centro Agroalimentare Piceno sul tema: “La filiera del settore ittico sambenedettese: i nuovi scenari di sviluppo nazionali e internazionali”. L’iniziativa si è svolta nella sala convegni di Hārena.</p>
<p class="p1">“San Benedetto e il mare è un connubio indissolubile – ha detto nel suo intervento di apertura <b>Pasqualino Piunti</b> sindaco di San Benedetto del Tronto – è fondamentale confrontarci costantemente per individuare le strategie future del comparto ittico. Mi preme sottolineare l’importante iniziativa di Italmercati che ha deciso di inserire anche il nostro Caap Centro Agroalimentare Piceno nel progetto sullo sviluppo del comparto ittico nazionale”. Il presidente del Caap <b>Roberto Giacomini</b> ha aggiunto: “Lo scopo del Centro Agroalimentare è quello di partecipare ad un progetto estremamente importante condividendone gli scopi che si possono raggiungere mettendo in rete i vari protagonisti della filiera”.</p>
<p class="p1">Il consigliere della Regione Marche <b>Andrea Assenti</b> ha detto: “Diversi anni fa parlare di un Food Hub che coinvolgeva il Caap era impensabile mentre oggi, farlo, ci riempie di soddisfazione e di gioia. Il Caap per troppo tempo è stato bistrattato. Invece, oggi la Regione Marche, il Comune di San Benedetto e la Camera di Commercio possono mettere a disposizione del sistema economico un asset infrastrutturale risanato che diventa strategico per lo sviluppo del territorio”.</p>
<p class="p1">Il senatore <b>Giorgio Fede</b> ha aggiunto: “Vorrei rivolgere i miei complimenti a chi ha risanato il Caap e posizionato la struttura in una dimensione nazionale”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p class="p1">Nel corso della tavola rotonda il presidente nazionale di Italmercati <b>Fabio Massimo Pallottini</b> ha detto: “Il Caap ha un’efficace strategia che ha portato alla definizione di importanti progetti che assicurano lo sviluppo alla struttura. Fondamentale la decisione assunta di aderire a Italmercati dove è importante fare sistema. Una strategia coerente anche con gli intendimenti dell’Unione Europea. Basti pensare che i nuovi fondi strutturali prevedono il supporto al settore ittico assicurando supporti adeguati”.</p>
<p class="p1"><b>Francesca Perotti</b> amministratore delegato del Centro Agroalimentare ha detto: “Dopo aver sistemato i conti della struttura ora vogliamo crescere. Il nostro obiettivo è quello di porre il Caap come punto di riferimento di una tecnorete in grado di diventare un player importante nell’ambito della blu economy. Azioni che passano necessariamente attraverso la tutela dei nostri operatori e del prodotto che realizzano”. <b>Giulio Piergallini</b> presidente della Cna Nautica ha aggiunto: “La pesca non è morta ma si sta ridimensionando. Gli operatori del comparto sono pronti a leggere i nuovi cambiamenti per individuare quelle strategie in grado di assicurare un nuovo sviluppo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Link utili<br />
</em></strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.picenonews24.it/il-centro-agroalimentare-piceno-parte-integrante-di-una-tecnorete-per-la-crescita-del-settore-ittico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Piceno News 24</a></li>
<li><a href="https://www.rivieraoggi.it/2021/07/25/336242/caap-la-blu-economy-e-determinante-per-lo-sviluppo-economico-di-san-benedetto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Riviera Oggi</a></li>
<li><a href="https://www.lanuovariviera.it/category/economia/il-centro-agroalimentare-piceno-parte-integrante-di-una-tecnorete-per-la-crescita-del-settore-ittico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Nuova Riviera</a></li>
<li><a href="http://www.italmercati.it/il-centro-agroalimentare-piceno-parte-integrante-di-una-tecnorete-per-la-crescita-del-settore-ittico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Italmercati</a></li>
</ul>
<p><a href="https://antonelli-srl.com/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/P8480024.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-5076" src="https://antonelli-srl.com/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/P8480024-1024x683.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><a href="https://antonelli-srl.com/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/P8470816.jpg"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-5078" src="https://antonelli-srl.com/wordpress/wp-content/uploads/2021/07/P8470816-1024x683.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
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		<title>La &#8220;nuova normalità&#8221;</title>
		<link>https://antonelli-srl.com/la-nuova-normalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[a-tha-master]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2021 06:59:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;nuova normalità&#8221;, come è noto, ha avuto un impatto incredibile sui trasporti. Alla fine del 2020 i noli sono saliti alle stelle raggiungendo valori mai visti prima. Cosa ha causato questo aumento senza precedenti? Prima del Covid, il costo medio di una spedizione via ferrovia di un container 40 piedi dalla Cina all&#8217;Europa era compreso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">La <b>&#8220;nuova normalità&#8221;</b>, come è noto, ha avuto un impatto incredibile sui trasporti. Alla fine del 2020 i noli sono saliti alle stelle raggiungendo valori mai visti prima.</p>
<p class="p1">Cosa ha causato questo aumento senza <span class="s1">precedenti</span>?</p>
<p class="p1"><b>Prima del Covid,</b> il costo medio di una spedizione via<b> ferrovia</b> di un container 40 piedi dalla Cina all&#8217;Europa era compreso tra <b>3.800 e 6.000 USD</b> e il tempo di transito stimato era compreso tra<b> 12 e 18 giorni.</b> Il trasporto via <b>mare</b> dello stesso tipo di container costava <b>800-2.500 USD</b> e il tempo di transito si assestava tra <b>32-40 giorni. </b></p>
<p class="p1">Se prendessimo come unità di volume 1 CBM (1m <span class="s2"><sup>3</sup></span> ), i costi medi nel 2019 erano i seguenti:</p>
<ul class="ul1">
<li class="li3"><span class="s4">trasporto ferroviario – USD 100-140 (tempo di transito 12-18 giorni)</span></li>
<li class="li3"><span class="s4">trasporto marittimo – 35-70 USD (32-40 giorni)</span></li>
<li class="li3"><span class="s4">trasporto aereo – 1 kg USD 5-12 (3-5 giorni).</span></li>
</ul>
<p class="p1">Di seguito un grafico su ciò che è avvenuto tra il 2019 e il 2020.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-5048 size-full" src="https://antonelli-srl.com/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/image1.png" alt="" width="1200" height="582" /></p>
<p class="p1">Il grafico mostra le variazioni delle tariffe di trasporto marittimo nel 2019 e nel 2020. Si può facilmente notare che le tariffe nel 2020 sono aumentate rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p class="p1">Ecco alcuni esempi di tariffe di trasporto tra Cina e USA/Europa a dicembre 2020:</p>
<p class="p1">LCL trasporto marittimo, Shanghai – Amburgo, 9.6CBM/1900kg, tempo di transito 41 giorni, USD 1.890</p>
<p class="p1">Trasporto marittimo FCL, Tianjin – Anversa, 40&#8217;HC, tempo di transito 42 giorni, USD 4.800</p>
<p class="p1">Trasporto ferroviario LCL, Foshan – Varsavia, 21,29 CBM/5008 kg, tempo di transito 18 giorni, 3.560 USD</p>
<p class="p1">Trasporto ferroviario FCL, Yiwu – Amburgo, 40&#8217;HC, tempo di transito 22 giorni, USD 8.390</p>
<p class="p1">trasporto aereo, Yiwu – New Jersey, 0.3CBM/60 kg, tempo di transito 11 giorni, USD 1.190</p>
<p class="p1">trasporto stradale, Yantai – Varsavia, 40&#8217;DV, tempo di transito 16-18 giorni, USD 25.000.</p>
<p class="p1">In alcuni casi parliamo di un rincaro del<span class="s1"> 200%</span> e sono dati di fine 2020, abbiamo assistito a picchi del <span class="s2">700%</span> durante il primo semestre 2021.</p>
<p class="p4"><b>Analizziamo nel dettaglio:<span class="Apple-converted-space"> </span></b>cosa ha portato a questa variazione incontrollata dei costi del trasporto mondiale.</p>
<p class="p1"><i>Dalla primavera del 2020, i casi di coronavirus sono aumentati rapidamente. A causa della pandemia, molti importatori hanno mitigato il loro business, causando un calo degli ordini dai fornitori in Cina durante l&#8217;estate. Questo ha inoltre determinato una diminuzione del 5-15% dei trasbordi nei porti europei nel secondo e nel terzo trimestre del 2020.</i></p>
<p class="p1"><i>Quando le aziende hanno iniziato a riorganizzare i trasporti i volumi di ordini e i trasbordi sono aumentati. Ci troviamo nel quarto trimestre del 2020. Le conseguenze di questo flusso sinusoidale si traducono in ritardi nelle consegne e congestioni, in particolare nella catena di approvvigionamento Cina-Europa.</i></p>
<p class="p1"><i>A causa del minore interesse per i servizi di trasporto, è diminuita anche l&#8217;offerta degli armatori marittimi. </i></p>
<p class="p1"><i>La riduzione della domanda di merci importate in Cina ha inoltre comportato una carenza di contenitori vuoti tra Cina, Europa e Stati Uniti.</i></p>
<p class="p1"><i>Arriviamo al quarto trimestre del 2020 e al primo trimestre del 2021 che sono stati un periodo di rilancio delle economie con conseguente aumento dei volumi del commercio internazionale. La maggiore domanda di servizi di trasporto ha portato all&#8217;aumento dei noli.</i></p>
<p class="p7"><i>In uno scenario come quello descritto si sarebbe potuto pensare ad un calo dei noli, ed in generale del costo dei trasporti, dalla fine del primo trimestre del 2021 ed invece ci troviamo in questa situazione:</i></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-5049 aligncenter" src="https://antonelli-srl.com/wordpress/wp-content/uploads/2021/06/image2.jpeg" alt="" width="693" height="460" /></p>
<p class="p1">Le ragioni sono da ricercare in 2 punti essenziali:</p>
<ol class="ol1">
<li class="li3"><b>Il perdurare della mancanza di richiesta.</b> il traffico internazionale non si è ancora normalizzato poiché moltissime aziende stanno riorganizzando i propri asset limitando le importazioni al minimo e utilizzando ammortizzatori economici. Sono le aziende il cui business si basa sull’<b>importazione di</b> <b>merce “povera”</b> la quale, con i costi attuali del trasporto, <b><b>perde ogni convenienza commerciale.</b></b></li>
<li class="li3">Forse il più importante, <b>l’effetto rebound del costo della logistica mondiale.</b> I trasportatori, le grosse compagnie marittime e qualunque soggetto appartenente al mondo dei trasporti cercano di <b>riequilibrare le perdite subite nel decennio</b> precedente a causa di una politica commerciale basata sulla <b>riduzione scriteriata dei prezzi del servizio</b> proposto. Le aziende importatrici hanno goduto grandemente di questa guerra commerciale per anni e attualmente, gioco forza, sono <b>obbligate a reinvestire i risparmi </b>ottenuti su quanto sopra detto per continuare a <b><b>mantenere un business basato sulla produzione a basso costo in Cina.</b></b></li>
</ol>
<p class="p3"><b>La globalizzazione ha creato vantaggi commerciali incredibili nell’ultimo ventennio.</b> Sarebbe, però, da tenere sempre a mente che ogni nuova strategia può essere favorevole sino ad un determinato punto limite per poi essere cambiata a favore di una nuova visione pena gli effetti positivi iniziano inevitabilmente a svanire lasciando il posto a quelli negativi.</p>
<p class="p3"><b>La globalizzazione è stata utilizzata ben più a lungo del limite strategico massimo.</b></p>
<p class="p3">L’apertura totale e incontrollata dei mercati, col tempo, ha reso fragile lo strumento economico mondiale ormai basato sullo sfruttamento della manodopera e la riorganizzazione continua dei limiti dei prezzi dei servizi di base a discapito della qualità e della cultura del proprio servizio.</p>
<p class="p3"><b>Il Covid dunque ha segnato semplicemente il punto di rottura di un sistema </b><b>che non poteva durare in eterno.</b></p>
<p class="p1"><em><strong>Lorenzo Dott. Antonelli</strong></em></p>
<p class="p1">
<p>L'articolo <a href="https://antonelli-srl.com/la-nuova-normalita/">La &#8220;nuova normalità&#8221;</a> proviene da <a href="https://antonelli-srl.com">Antonelli srl</a>.</p>
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